SANT'ANTIOCO (CAGLIARI)
Duemilaottocento anni fa, quando Roma era un villaggio di capanne di pastori, sulla costa meridionale della Sardegna sorgeva una delle città più fiorenti e progredite dell’epoca: Sulky. Era stata fondata dai Fenici, popolo di navigatori e mercanti con conoscenze e tecnologie all’avanguardia rispetto agli stessi Greci. Erano stati loro a esplorare in lungo e in largo le coste del Mediterraneo. Erano stati loro a passare le colonne d’Ercole e a esplorare le terre del Nord. Non fondavano colonie, non erano interessati a conquistare terre, ma commerciavano prodotti e cercavano materie prime, i metalli di cui la Sardegna era ricca. Sapevano convivere con le popolazioni locali, e si fusero con la civiltà nuragica. Sui Fenici gravano pregiudizi e leggende che li hanno dipinti come crudeli esecutori di sacrifici umani, persino infanticidi. La realtà è molto diversa e racconta di un popolo con uno straordinario senso del sacro e una particolare pietà nei confronti dell’infanzia. A Sant’Antioco i resti fenici più significativi sono quelli del tophet, il santuario dove venivano cremati e sepolti in urne i bambini deceduti in tenera età. Simbolicamente i piccoli corpi venivano inviati alla divinità, con la richiesta di avere un altro figlio. Se questo accadeva, venivano erette delle stele scolpite come ex-voto. In una delle tombe è stato rinvenuto una sorta di biberon di 2500 anni fa.
Per fascino e importanza archeologica Sant’Antioco non ha niente da invidiare a siti molto più celebrati in Italia e nel mondo. Ma è una meraviglia in parte abbandonata e poco nota al grande pubblico. L’obiettivo è mettere in sicurezza ritrovamenti che rischiano di essere distrutti, aprire al pubblico aree chiuse, riportare alla giusta luce le testimonianze di una delle più importanti civiltà antiche.
Tratto dal sito del Ministero dei Beni Culturali. Marotonarte 2007